Fotografare un prodotto o una sede aziendale non è certo una novità. Si fa da sempre e lo fanno tutti.
Quello che cambia è il “come” ciò avviene. In Carraro si è sempre scelto di lavorare su due piani paralleli e distinti. Da un lato le immagini still life dei prodotti – poi sostituite dai rendering – per i cataloghi; dall’altro quelle degli ambienti di lavoro o di quelli applicativi (paesaggi agricoli, cantieri, strade sterrate…). Al di là dell’ambito preciso la cifra stilistica è sempre la stessa. Raccontare e per raccontarsi in modo originale.
Lo spiega in modo preciso nel suo contributo a questo nuovo numero di Carraro Cultura Marco Zanta, fotografo che ben conosce il Gruppo Carraro da anni: «Non conoscevo molto della loro storia, ma capii da subito che potevamo parlare un linguaggio comune. Io cercavo di portare avanti una mia idea del mondo industriale attraverso la fotografia contemporanea e loro sposarono da subito le mie proposte. Mi resi conto che la proprietà non chiedeva pubblicità ma visione. Fu un incontro totalmente empatico, come raramente accade».
Nella propria analisi Daniele De Luigi, curatore di arte e fotografia contemporanea, aggiunge ulteriori elementi ripercorrendo le tappe di un percorso iconografico che ha coinvolto nel tempo tantissimi fotografi ad occuparsi di industria. Con diversi tagli interpretativi. Da quello di denuncia, con al centro «i lavoratori, ingranaggi del gigantesco meccanismo produttivo, eroi della loro epoca, simbolo dello sfruttamento, della lotta per i diritti» a quello positivista, dipingendo la fabbrica come centro «della modernità e del progresso umano e sociale», fino ad arrivare alla narrazione della complessità dell’industria post-moderna dove la figura del lavoratore da una parte «sembra scomparire: nella complessità dei processi automatizzati e controllati dalle tecnologie informatiche» e dall’altra viene «ritratto a suo agio in un contesto caratterizzato da pulizia e sicurezza».
A ideale coronamento di questo percorso bene si inserisce il capitolo dedicato a Jessica Backhaus, la fotografa che ha accompagnato l’immagine Carraro nel 2014 con uno sguardo speciale, capace di trovare nei luoghi un lato inedito. Da una texture inaspettata, creata dalle impronte di un muletto in fabbrica, a tre componenti appena appoggiati su un banco di lavoro, che sanno di frammenti di vita sospesa. Un bellissimo modo per andare oltre.
-

Fotografia industriale
Evoluzione e impatto della documentazione visiva nelle fabbriche.
-

Vita di fabbrica
La fotografia come un atto intellettuale necessario, non per mostrare cosa facciamo, ma per riflettere su chi siamo
-

Il colore delle cose
Scatti che raccontano dettagli di storie.
-
Read next

IV. La musica classica oggi, tra tradizione e innovazione
Uno spazio di relazione che lega persone, territori e imprese